Libri

Questi sono gli ultimi 5 libri che ho letto ordinati dal più al meno recente

Un'imperdonabile distrazione
Autore: Daniela Volonté
 
Un'imperdonabile distrazione
Lettura in corso...
La meraviglia di un gesto gentile
Autore: Jane Riley
 
La meraviglia di un gesto gentile
Lettura in corso...
Il monaco che amava i gatti
Autore: Corrado Debiasi
 
Il monaco che amava i gatti
Il protagonista è Kripala, un uomo che sta vivendo un momento di smarrimento personale dovuto alla perdita del lavoro e all'interruzione di una storia d'amore significativa.
Si sente svuotato, disorientato, privo di uno scopo e per reagire a questo smarrimento decide di partire per l'India, convinto che lo studio dello yoga e il contatto con una cultura spirituale diversa possano aiutarlo a ritrovare equilibrio.
A Varanasi, città sacra e caotica allo stesso tempo, inizia un percorso che è insieme esteriore e interiore. Lontano dalle sue abitudini occidentali, Kripala si confronta con nuovi ritmi, nuove prospettive e persone che, ciascuna a modo proprio, mettono in discussione le sue certezze.
Tra questi incontri, il più decisivo è quello con Tatanji, un anziano monaco che vive in un ashram circondato da gatti. Il monaco non impartisce lezioni teoriche, ma trasmette insegnamenti attraverso l'esempio, il silenzio e brevi riflessioni che diventano per Kripala vere e proprie “rivelazioni” che riassumo qui di seguito:
  • Il potere delle parole – Esplorare come il linguaggio e i pensieri che scegliamo influenzano il nostro stato mentale: parole interiori ed esteriori plasmano la nostra visione del mondo e la qualità della nostra esperienza.
  • L'essere presenza – allenare la consapevolezza del momento presente. La vera trasformazione inizia quando smettiamo di correre tra passato e futuro e semplicemente “siamo”.
  • Gratitudine – l'importanza di riconoscere e apprezzare ciò che già abbiamo nella vita: la gratitudine apre la porta a una visione più serena e ricca della realtà.
  • Rinasci dalle tue ferite – le difficoltà e il dolore non sono ostacoli da evitare, ma risorse interiori da trasformare: le ferite possono diventare fonte di sapienza quando accettate e integrate.
  • Il silenzio è il tuo miglior maestro – il valore del silenzio non come assenza di suoni, ma come spazio in cui emergono chiarezza, intuizione e connessione più profonda con se stessi.
  • Cambiare è fluire – il cambiamento non va temuto, ma vissuto come parte naturale dell'esistenza: la rigidità ferma la crescita, la fluidità la favorisce.
  • Amore incondizionato – l'amore non legato all'attaccamento, alla paura o alle aspettative, ma inteso come apertura, accoglienza, e complicità con la vita stessa.
Parallelamente Kripala vive anche un'esperienza amorosa significativa. Incontra una donna di cui si innamora profondamente. Questa relazione non è un semplice elemento romantico, ma una tappa fondamentale del suo cammino. L'innamoramento lo mette di fronte ai suoi bisogni più nascosti: il desiderio di essere rassicurato, la paura di perdere, la tendenza a legare la propria felicità alla presenza dell'altro. Attraverso questa storia, Kripala comprende che spesso confondiamo l'amore con il possesso e che l'attaccamento può diventare fonte di sofferenza.
La relazione diventa quindi uno specchio: ciò che prova per lei lo obbliga a confrontarsi con la propria fragilità emotiva. Grazie anche agli insegnamenti del monaco, impara che l'amore autentico non è trattenere, ma lasciare libero; non è dipendenza, ma condivisione consapevole.

Nel corso delle “sette rivelazioni”, Kripala integra progressivamente le sue esperienze: la spiritualità appresa nel silenzio dell'ashram, l'osservazione semplice e presente incarnata dai gatti, e la forza emotiva dell'innamoramento.
Il suo viaggio lo trasforma in una persona più centrata, capace di amare senza smarrire sé stessa.
È un romanzo diverso da quelli che sono abituato a leggere, forse un po' troppo ascetico, tuttavia l'ho letto volentieri.
Il piccolo libro dell'ikigai
Autore: Ken Mogi
 
Il piccolo libro dell'ikigai
Si tratta di una breve guida, concisa ma ricca di spunti, sul concetto giapponese di ikigai, ovvero la ragione di essere che dà significato e gioia alla vita quotidiana. Letteralmente è composta da iki – vivere e “gai – ragione.
Ken Mogi è un neuroscienziato giapponese che unisce sapientemente ricerca scientifica, filosofia orientale e osservazioni sulla vita reale per spiegare come piccoli gesti e abitudini possano migliorare il benessere e la felicità.

Il libro si struttura attorno a cinque pilastri fondamentali dell'ikigai:
  • Cominciare in piccolo: Migliorarsi gradualmente, passo dopo passo. L'idea è che la perseveranza e la costanza, anche in attività piccole, contribuiscano a dare senso alla vita
  • Dimenticarsi di sé: Fare ciò che si ama senza eccessive aspettative di successo o ricompensa materiale. L'importante è coltivare interessi autentici e dare valore a ciò che ci appassiona.
  • Armonia e sostenibilità: L'ikigai non è solo personale. Avere legami sociali significativi e contribuire alla comunità rafforza senso di appartenenza, felicità e resilienza.
  • La gioia per le piccole cose: La felicità non nasce da grandi eventi, ma dalle piccole gioie e abitudini di tutti i giorni come gustare un caffè, passeggiare, leggere o prendersi un momento per sé.
  • Stare nel qui e ora: Essere consapevoli del momento attuale, senza rimuginare sul passato né vivere in ansia per il futuro. La mindfulness riduce lo stress e migliora il benessere emotivo.

  • Lo stile è chiaro, diretto e leggero e il testo è arricchito da esempi concreti di persone e da spunti scientifici che collegano l'ikigai al cervello e al benessere psicofisico (rilascio di dopamina, plasticità cerebrale, riduzione dello stress e longevità).

    Ho trovato interessante la lettura sia per la sua accessibilità sia per avermi introdotto alla cultura giapponese di cui non conoscevo granché.
    Non si tratta evidentemente di un libro esaustivo ma può essere un buon inizio per curiosare sui temi proposti. In ogni caso, consiglio questa lettura.
    Sovietistan
    Autore: Erika Fatland
     
    Sovietistan
    Sovietistan non è né un romanzo né un saggio accademico in senso stretto, ma un'opera che si colloca consapevolmente a metà strada tra reportage e diario di viaggio. Il percorso narrativo si snoda attraverso cinque paesi dell'Asia centrale ex-sovietica — Turkmenistan, Kazakhstan, Tajikistan, Kyrgyzstan e Uzbekistan — territori spesso ai margini dello sguardo occidentale ma centrali per comprendere l'eredità dell'Unione Sovietica dopo il 1991.
    Attraverso descrizioni di paesaggi, usi e culture, incontri con persone comuni e continui richiami storici, Erika Fatland esplora il modo in cui il passato sovietico abbia inciso in profondità sulla struttura politica, sociale e simbolica di queste nazioni. Il viaggio non è mai puramente geografico: diventa piuttosto uno strumento per osservare come sistemi di potere, identità nazionali e memoria collettiva si siano ridefiniti senza mai recidere davvero il legame con il passato.
    I sistemi politici descritti nel libro sono, con differenze di grado, regimi autoritari o semi-autoritarî che condividono caratteristiche ricorrenti: un forte accentramento del potere nelle mani di un leader o di un'élite ristretta, l'assenza di un reale pluralismo politico, opposizioni marginalizzate o apertamente represse, il controllo dell'informazione e della cultura, l'uso sistematico della propaganda come strumento di legittimazione e una marcata debolezza dello Stato di diritto, con la giustizia subordinata al potere esecutivo.
    In molti casi, osserva Fatland, il regime sovietico non viene realmente superato, ma sostituito da una nuova forma di autoritarismo nazionale, che eredita strutture, metodi e mentalità dell'URSS, cambiandone soltanto la retorica. Il risultato è un sistema che si presenta come moderno e indipendente, ma che continua a funzionare secondo logiche profondamente illiberali.
    In questi contesti, la stabilità è spesso elevata a valore supremo, anche a costo della libertà individuale. Il rapporto tra individuo e Stato resta fortemente verticale: lo Stato concede, il cittadino si adatta. La partecipazione politica lascia spazio all'obbedienza, mentre il dissenso è percepito come minaccia all'ordine più che come elemento fisiologico della vita pubblica.
    Uno degli aspetti più inquietanti messi in luce dall'autrice è il controllo della narrazione storica. Nei regimi descritti, la storia viene riscritta, i fallimenti rimossi, le responsabilità diluite e il leader trasformato in mito fondativo. La memoria collettiva diventa così uno strumento di potere, utile a giustificare il presente e a neutralizzare ogni forma di critica.

    Sovietistan mostra come i regimi autoritari tendano a prosperare là dove le istituzioni sono fragili, l'economia è debole e la fiducia collettiva scarsa. In questo scenario, la democrazia occidentale appare spesso astratta, distante o persino minacciosa: non perché intrinsecamente sbagliata, ma perché culturalmente non radicata, estranea a contesti in cui per decenni il potere è stato percepito come immutabile e inaccessibile.
    Il valore del libro risiede proprio in questa capacità di rendere visibile la complessità di mondi che sfuggono alle semplificazioni, offrendo al lettore non solo un viaggio geografico, ma una riflessione lucida e inquietante sul potere, sulla memoria e sulle forme che l'eredità sovietica continua ad assumere nel presente.

    È un libro un po' lungo ma si legge volentieri. È un viaggio in una dimensione sconosciuta che vale la pena di esplorare.