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Magari domani resto
Autore: Lorenzo Marone
Autore: Lorenzo Marone
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Un giorno questo dolore ti sarà utile
Autore: Peter Cameron
Autore: Peter Cameron
È l'estate del 2003 e James Sveck ha diciotto anni, vive a New York ed è appena uscito dal liceo. Ha davanti a sé tre mesi vuoti prima dell'iscrizione alla Brown University. È stato ammesso, la famiglia lo dà per scontato, e lui ha già deciso in silenzio che non ci andrà. Non è una ribellione: è che l'idea di vivere in dormitorio, fare amicizia, partecipare, gli sembra semplicemente impossibile. Passa i giorni lavorando nella galleria d'arte della madre a Chelsea, un posto elegantissimo dove non entra quasi nessuno e dove il suo compito consiste soprattutto nell'esserci.
Intorno a lui ruota una famiglia disfunzionale.
La madre, Marjorie, torna dal viaggio di nozze con il terzo marito dopo pochissimi giorni: l'uomo si è rivelato tutt'altro da quel che sembrava e l'ha piantata a Las Vegas. Lei affronta la cosa con un misto di ironia e negazione, e gestisce la galleria come chi gestisce una vita che non ha mai davvero preso la piega prevista.
Il padre vive per conto suo, lavora nella finanza, ha una compagna molto più giovane e un'idea precisa di come dovrebbe essere un figlio maschio: porta James a pranzo per dispensargli consigli su come stare al mondo, come vestirsi, come farsi rispettare, e ogni conversazione tra loro è un piccolo fallimento reciproco.
La sorella maggiore Gillian studia alla Columbia ed è coinvolta con un suo professore, un germanista dalle teorie sonore, che James osserva con una miscela di sarcasmo e invidia per la naturalezza con cui gli altri riescono ad avere delle vite.
L'unica persona con cui James respira è la nonna, che vive in Connecticut in una casa piena di oggetti vecchi. Con lei non deve spiegarsi né difendersi: è l'unica adulta che non lo tratta come un problema da risolvere. Le visite da lei funzionano come contrappeso a tutto il resto.
I genitori lo mandano dalla dottoressa Adler, psichiatra. James va alle sedute con la ferma intenzione di non dire niente di vero, e le trasforma in duelli verbali in cui cerca di dimostrare che è lei ad avere torto. Sono alcune delle pagine più divertenti del libro, e anche quelle in cui il lettore capisce meglio quanto James stia male. È da una di queste sedute che arriva il titolo: la dottoressa gli cita Ovidio, l'idea che un giorno anche questo dolore gli tornerà utile, e James la accoglie come si accoglie una frase da biglietto di auguri.
Il gestore della galleria è un uomo più grande, colto, sicuro di sé, gay e dichiarato. James ne è attratto in un modo che non sa nominare e, men che meno, gestire. Invece di affrontare la cosa, la aggira: individua un annuncio di Webster su un sito di incontri e comincia a rispondergli fingendosi qualcun altro. È una mossa da adolescente terrorizzato.
Sullo sfondo altri due episodi ritornano per frammenti. Il primo è una gita scolastica a Washington da cui James si è allontanato, passando la giornata da solo e facendo scattare l'allarme generale: da lì viene buona parte della diffidenza dei suoi verso di lui. Il secondo è l'11 settembre, vissuto in presa diretta dalla città. Cameron non ne fa mai una scena madre né una spiegazione: è semplicemente il fondale su cui si è formato un ragazzo che considera il mondo esterno un posto in cui non conviene entrare.
Nel frattempo, James coltiva un progetto suo, che racconta a pochissimi: comprare una vecchia casa isolata nel Midwest, vista su un sito di annunci immobiliari, e andarci a vivere da solo, senza università, senza coetanei, con i suoi libri. È il suo modo di immaginare un futuro, ed è insieme la cosa più tenera e più preoccupante del personaggio.
Il libro procede così, per conversazioni e piccole collisioni domestiche, fino a quando la faccenda della galleria precipita e costringe James a fare qualcosa. Il finale è breve, sobrio e non risolutivo.
Pur avendolo letto tutto d'un fiato, non è un libro che mi ha colpito particolarmente.
Intorno a lui ruota una famiglia disfunzionale.
La madre, Marjorie, torna dal viaggio di nozze con il terzo marito dopo pochissimi giorni: l'uomo si è rivelato tutt'altro da quel che sembrava e l'ha piantata a Las Vegas. Lei affronta la cosa con un misto di ironia e negazione, e gestisce la galleria come chi gestisce una vita che non ha mai davvero preso la piega prevista.
Il padre vive per conto suo, lavora nella finanza, ha una compagna molto più giovane e un'idea precisa di come dovrebbe essere un figlio maschio: porta James a pranzo per dispensargli consigli su come stare al mondo, come vestirsi, come farsi rispettare, e ogni conversazione tra loro è un piccolo fallimento reciproco.
La sorella maggiore Gillian studia alla Columbia ed è coinvolta con un suo professore, un germanista dalle teorie sonore, che James osserva con una miscela di sarcasmo e invidia per la naturalezza con cui gli altri riescono ad avere delle vite.
L'unica persona con cui James respira è la nonna, che vive in Connecticut in una casa piena di oggetti vecchi. Con lei non deve spiegarsi né difendersi: è l'unica adulta che non lo tratta come un problema da risolvere. Le visite da lei funzionano come contrappeso a tutto il resto.
I genitori lo mandano dalla dottoressa Adler, psichiatra. James va alle sedute con la ferma intenzione di non dire niente di vero, e le trasforma in duelli verbali in cui cerca di dimostrare che è lei ad avere torto. Sono alcune delle pagine più divertenti del libro, e anche quelle in cui il lettore capisce meglio quanto James stia male. È da una di queste sedute che arriva il titolo: la dottoressa gli cita Ovidio, l'idea che un giorno anche questo dolore gli tornerà utile, e James la accoglie come si accoglie una frase da biglietto di auguri.
Il gestore della galleria è un uomo più grande, colto, sicuro di sé, gay e dichiarato. James ne è attratto in un modo che non sa nominare e, men che meno, gestire. Invece di affrontare la cosa, la aggira: individua un annuncio di Webster su un sito di incontri e comincia a rispondergli fingendosi qualcun altro. È una mossa da adolescente terrorizzato.
Sullo sfondo altri due episodi ritornano per frammenti. Il primo è una gita scolastica a Washington da cui James si è allontanato, passando la giornata da solo e facendo scattare l'allarme generale: da lì viene buona parte della diffidenza dei suoi verso di lui. Il secondo è l'11 settembre, vissuto in presa diretta dalla città. Cameron non ne fa mai una scena madre né una spiegazione: è semplicemente il fondale su cui si è formato un ragazzo che considera il mondo esterno un posto in cui non conviene entrare.
Nel frattempo, James coltiva un progetto suo, che racconta a pochissimi: comprare una vecchia casa isolata nel Midwest, vista su un sito di annunci immobiliari, e andarci a vivere da solo, senza università, senza coetanei, con i suoi libri. È il suo modo di immaginare un futuro, ed è insieme la cosa più tenera e più preoccupante del personaggio.
Il libro procede così, per conversazioni e piccole collisioni domestiche, fino a quando la faccenda della galleria precipita e costringe James a fare qualcosa. Il finale è breve, sobrio e non risolutivo.
Pur avendolo letto tutto d'un fiato, non è un libro che mi ha colpito particolarmente.
La piccola libreria dei segreti
Autore: Jenny Colgan
Autore: Jenny Colgan
Carmen è una donna di quasi trent'anni che lavora da tempo come commessa in un grande magazzino di provincia, in una cittadina scozzese. Ha una bassa autostima e non troppe ambizioni. Non ha mai avuto un buon rapporto con la sorella maggiore, Sofia, che invece è un'affermata avvocatessa, sposata e con tre figli: Pippa, Phoebe e Jack, che Carmen non conoscere nemmeno bene.
Quando il centro commerciale chiude definitivamente i battenti poco prima di Natale, Carmen si ritrova improvvisamente senza lavoro e senza soldi. È proprio Sofia a offrirle una via d'uscita: una piccola libreria storica nel centro di Edimburgo, gestita dall'anziano e un po' schivo signor McCredie, ha bisogno di personale. Carmen accetta anche se chiedere aiuto non rientra tra le sue abitudini. Si trasferisce così nell'immensa casa della sorella dove si ritrova, un po' sorpresa, ad occupare una stanza nel piano sotterraneo anziché la più elegante stanza degli ospiti.
La convivenza forzata la mette per la prima volta davvero a contatto con la vita di Sofia e i nipoti: Pippa, precisa e quasi una fotocopia della madre, la piccola e insicura Phoebe, che invece trova n zia Carmen una delle poche persone capaci di comprenderla davvero, e il piccolo Jack.
Ad occuparsi dei tre bambini nel quotidiano c'è Skylar, la giovane tata di Sofia, un personaggio dallo spirito un po' new age, sempre pronta a citare yoga e respirazione come soluzione a ogni problema, con cui Carmen si troverà spesso a confrontarsi, tra momenti di attrito comico e piccoli chiarimenti.
Nel frattempo, in libreria, Carmen scopre che l'attività è sommersa dai debiti e che le vendite natalizie sono l'ultima speranza per salvarla dalla chiusura. Ad aggiungere pepe alla sfida professionale arrivano anche due corteggiatori, Blair Oke, che confondono i suoi sentimenti e si contendono il suo cuore. Blair è uno scrittore di successo di libri di auto-aiuto molto apprezzati dal pubblico mentre Oke è un ragazzo semplice, appassionato di alberi e professore di dendrologia nella locale università.
Tra sfide lavorative, la scoperta di un rapporto più autentico con Sofia e i nipoti, e le difficoltà sentimentali, Carmen dovrà affrontare un percorso di crescita personale che, complice la magia natalizia di Edimburgo, le riserverà più di una sorpresa.
È un libro delicato, di quelli da leggere a Natale sorseggiando una cioccolata calda. Ho apprezzato molto la descrizione di Edimburgo, città che mi è sembrata magica e ideale per un'ambientazione natalizia.
Non lo collocherei tra i miei libri preferiti, tuttavia è una lettura gradevole e veloce che mi sento di consigliare.
Quando il centro commerciale chiude definitivamente i battenti poco prima di Natale, Carmen si ritrova improvvisamente senza lavoro e senza soldi. È proprio Sofia a offrirle una via d'uscita: una piccola libreria storica nel centro di Edimburgo, gestita dall'anziano e un po' schivo signor McCredie, ha bisogno di personale. Carmen accetta anche se chiedere aiuto non rientra tra le sue abitudini. Si trasferisce così nell'immensa casa della sorella dove si ritrova, un po' sorpresa, ad occupare una stanza nel piano sotterraneo anziché la più elegante stanza degli ospiti.
La convivenza forzata la mette per la prima volta davvero a contatto con la vita di Sofia e i nipoti: Pippa, precisa e quasi una fotocopia della madre, la piccola e insicura Phoebe, che invece trova n zia Carmen una delle poche persone capaci di comprenderla davvero, e il piccolo Jack.
Ad occuparsi dei tre bambini nel quotidiano c'è Skylar, la giovane tata di Sofia, un personaggio dallo spirito un po' new age, sempre pronta a citare yoga e respirazione come soluzione a ogni problema, con cui Carmen si troverà spesso a confrontarsi, tra momenti di attrito comico e piccoli chiarimenti.
Nel frattempo, in libreria, Carmen scopre che l'attività è sommersa dai debiti e che le vendite natalizie sono l'ultima speranza per salvarla dalla chiusura. Ad aggiungere pepe alla sfida professionale arrivano anche due corteggiatori, Blair Oke, che confondono i suoi sentimenti e si contendono il suo cuore. Blair è uno scrittore di successo di libri di auto-aiuto molto apprezzati dal pubblico mentre Oke è un ragazzo semplice, appassionato di alberi e professore di dendrologia nella locale università.
Tra sfide lavorative, la scoperta di un rapporto più autentico con Sofia e i nipoti, e le difficoltà sentimentali, Carmen dovrà affrontare un percorso di crescita personale che, complice la magia natalizia di Edimburgo, le riserverà più di una sorpresa.
È un libro delicato, di quelli da leggere a Natale sorseggiando una cioccolata calda. Ho apprezzato molto la descrizione di Edimburgo, città che mi è sembrata magica e ideale per un'ambientazione natalizia.
Non lo collocherei tra i miei libri preferiti, tuttavia è una lettura gradevole e veloce che mi sento di consigliare.
Il bacio d'acciaio
Autore: Jeffery Deaver
Autore: Jeffery Deaver
Amelia Sachs sta seguendo “Sosco 40” - un uomo sospettato di omicidio – all'interno di un affollato centro commerciale di Brooklyn quando succede l'imprevedibile: la botola di una delle scale mobili del centro commerciale cede e un uomo cade finendo ucciso dagli ingranaggi.
Quello che sembra un tragico incidente si rivela presto qualcosa di molto più inquietante: un serial killer, che si firma come “Il Guardiano del Popolo”, ha deciso di uccidere le sue vittime sfruttando i normali dispositivi tecnologici che ci circondano, trasformando in armi cucine, forni, scaldabagni e microonde.
Lincoln Rhyme si è ritirato dal lavoro di consulenza forense per dedicarsi all'insegnamento. Un errore di valutazione in un caso precedente, costato la vita a un sospettato, gli pesa troppo sulla coscienza per continuare. Amelia Sachs, sua compagna di vita e di lavoro, non condivide affatto questa scelta.
Sachs, però, non resta sola a lungo: Rhyme viene coinvolto suo malgrado perché la moglie della vittima della scala mobile è parte in causa in una vertenza civile a cui lui partecipa come consulente. Affiancato dalla nuova tirocinante Juliette Archer, anche lei tetraplegica, Rhyme si getta nella consueta corsa contro il tempo per fermare l'assassino.
Ho trovato avvincenti altri romanzi di Deaver ma questo, a mio avviso, è un po' troppo lungo e lento. Solo verso la fine il ritmo accelera e si distingue l'abilità di Deaver.
Devo anche aggiungere che trovo un po' fastidiosa la presenza della tirocinante prodigio che, prima ancora che venga manifestata un'esigenza, riesce a scovare in rete i risultati. Così come trovo poco realistiche alcune coincidenze o alcune conclusioni tratte da piccoli campioni di terreno. Quindi se posso dire di consigliare le letture di Jeffery Deaver in generale, non mi sento di consigliare questa.
Quello che sembra un tragico incidente si rivela presto qualcosa di molto più inquietante: un serial killer, che si firma come “Il Guardiano del Popolo”, ha deciso di uccidere le sue vittime sfruttando i normali dispositivi tecnologici che ci circondano, trasformando in armi cucine, forni, scaldabagni e microonde.
Lincoln Rhyme si è ritirato dal lavoro di consulenza forense per dedicarsi all'insegnamento. Un errore di valutazione in un caso precedente, costato la vita a un sospettato, gli pesa troppo sulla coscienza per continuare. Amelia Sachs, sua compagna di vita e di lavoro, non condivide affatto questa scelta.
Sachs, però, non resta sola a lungo: Rhyme viene coinvolto suo malgrado perché la moglie della vittima della scala mobile è parte in causa in una vertenza civile a cui lui partecipa come consulente. Affiancato dalla nuova tirocinante Juliette Archer, anche lei tetraplegica, Rhyme si getta nella consueta corsa contro il tempo per fermare l'assassino.
Ho trovato avvincenti altri romanzi di Deaver ma questo, a mio avviso, è un po' troppo lungo e lento. Solo verso la fine il ritmo accelera e si distingue l'abilità di Deaver.
Devo anche aggiungere che trovo un po' fastidiosa la presenza della tirocinante prodigio che, prima ancora che venga manifestata un'esigenza, riesce a scovare in rete i risultati. Così come trovo poco realistiche alcune coincidenze o alcune conclusioni tratte da piccoli campioni di terreno. Quindi se posso dire di consigliare le letture di Jeffery Deaver in generale, non mi sento di consigliare questa.
La Malnata
Autore: Beatrice Salvioni
Autore: Beatrice Salvioni
Il romanzo è ambientato a Monza nel 1935, in pieno regime fascista e alla vigilia della guerra d'Etiopia. La storia è raccontata da Francesca, una ragazzina di dodici anni che proviene da una famiglia borghese, rigida e ossessionata dalle apparenze e dalle convenzioni sociali del tempo.
A Francesca comincia ad andare stretto il ruolo a cui lei, donna in una società fascista, è destinata e guarda con ammirazione ed incanto un'altra ragazzina, Maddalena, che tutti in città chiamano "la Malnata".
Maddalena è il suo opposto: vive nei quartieri poveri lungo il fiume Lambro, gira scalza, ha i capelli corti tagliati male, le ginocchia sempre sbucciate e uno sguardo fiero e ribelle. Su di lei pesa una terribile superstizione: la gente del paese è convinta che porti sfortuna e che sia responsabile di diverse disgrazie, tra cui la morte del fratellino.
Nonostante i divieti della madre (il padre sembra meno convinto), Francesca decide di seguire Maddalena e, dopo un inizio diffidente, le due stringono un'amicizia clandestina, profonda e viscerale. Maddalena introduce Francesca a una vita selvaggia e libera lungo le sponde del Lambro, insegnandole a non avere paura e a rifiutare le regole soffocanti imposte alle donne dalla società e dalla morale fascista.
La trama subisce un'accelerazione quando le due ragazze entrano in conflitto con le prepotenze maschili del paese, incarnate dai giovani fascisti locali e, in particolare, da un uomo potente e viscido che abusa della sua posizione.
Un tragico evento di violenza costringerà le due amiche a compiere una scelta estrema. Francesca e Maddalena dovranno fare fronte comune, proteggersi a vicenda e mentire agli adulti per salvarsi, trasformando la loro amicizia in un patto di sangue e di ribellione contro l'intera comunità.
La Malnata è il romanzo d'esordio di Beatrice Salvioni che ha riscosso ampio successo in Italia e all'estero grazie alla forza della sua scrittura e alla potenza dei temi trattati. La sua scrittura è asciutta ma densa di odori, sapori e sensazioni fisiche. Il fiume Lambro non è solo uno sfondo, ma un personaggio pulsante, fatto di fango, acqua fredda e segreti. La Malnata è un personaggio magnetico, che resta impresso nella mente del lettore che commuove tanto per la sua determinazione e coraggio quanto per la sua fragilità.
Il libro mostra con spietata lucidità come il regime fascista e la mentalità patriarcale dell'epoca camminassero di pari passo, schiacciando la libertà delle donne e marchiando come maledette quelle che non si piegavano alle regole.
È un romanzo potente e doloroso, una storia graffiante da cui non esci indenne. Si legge molto velocemente e lo consiglio.
A Francesca comincia ad andare stretto il ruolo a cui lei, donna in una società fascista, è destinata e guarda con ammirazione ed incanto un'altra ragazzina, Maddalena, che tutti in città chiamano "la Malnata".
Maddalena è il suo opposto: vive nei quartieri poveri lungo il fiume Lambro, gira scalza, ha i capelli corti tagliati male, le ginocchia sempre sbucciate e uno sguardo fiero e ribelle. Su di lei pesa una terribile superstizione: la gente del paese è convinta che porti sfortuna e che sia responsabile di diverse disgrazie, tra cui la morte del fratellino.
Nonostante i divieti della madre (il padre sembra meno convinto), Francesca decide di seguire Maddalena e, dopo un inizio diffidente, le due stringono un'amicizia clandestina, profonda e viscerale. Maddalena introduce Francesca a una vita selvaggia e libera lungo le sponde del Lambro, insegnandole a non avere paura e a rifiutare le regole soffocanti imposte alle donne dalla società e dalla morale fascista.
La trama subisce un'accelerazione quando le due ragazze entrano in conflitto con le prepotenze maschili del paese, incarnate dai giovani fascisti locali e, in particolare, da un uomo potente e viscido che abusa della sua posizione.
Un tragico evento di violenza costringerà le due amiche a compiere una scelta estrema. Francesca e Maddalena dovranno fare fronte comune, proteggersi a vicenda e mentire agli adulti per salvarsi, trasformando la loro amicizia in un patto di sangue e di ribellione contro l'intera comunità.
La Malnata è il romanzo d'esordio di Beatrice Salvioni che ha riscosso ampio successo in Italia e all'estero grazie alla forza della sua scrittura e alla potenza dei temi trattati. La sua scrittura è asciutta ma densa di odori, sapori e sensazioni fisiche. Il fiume Lambro non è solo uno sfondo, ma un personaggio pulsante, fatto di fango, acqua fredda e segreti. La Malnata è un personaggio magnetico, che resta impresso nella mente del lettore che commuove tanto per la sua determinazione e coraggio quanto per la sua fragilità.
Il libro mostra con spietata lucidità come il regime fascista e la mentalità patriarcale dell'epoca camminassero di pari passo, schiacciando la libertà delle donne e marchiando come maledette quelle che non si piegavano alle regole.
È un romanzo potente e doloroso, una storia graffiante da cui non esci indenne. Si legge molto velocemente e lo consiglio.






