Libri
Questi sono gli ultimi 5 libri che ho letto ordinati dal più al meno recente
La Malnata
Autore: Beatrice Salvioni
Autore: Beatrice Salvioni
Dormi stanotte sul mio cuore
Autore: Enrico Galiano
Autore: Enrico Galiano
Il romanzo racconta la storia di Mia, una ragazza oramai ventinovenne, partendo da quando di anni ne aveva dodici ed era una bambina sensibile e curiosa. Mia è, da sempre, profondamente legata alla sua maestra delle elementari, Margherita, figura importante che la guida insegnandole ad osservare il mondo con occhi diversi.
La vita di Mia cambia quando la famiglia accoglie in affido Fede, un ragazzo di un anno più grande di lei, segnato da traumi profondi legati alla guerra, che lo hanno portato a chiudersi in un silenzio totale.
Tra Mia e Fede nasce un legame intensissimo fatto di silenzi, sguardi e piccoli gesti. La loro intesa è così forte che non necessità di parole anche se Mia è determinata ad aiutarlo a parlare e a insegnargli l'italiano. Le prova tutte, con un'instancabile determinazione, finché Fede riprende a parlare pronunciando stentatamente qualche parola. Mia vorrebbe raccontarlo ai suoi genitori ma Fede non vuole e la prega di non farlo. Seppure con grande fatica, Mia rispetta la sua richiesta, confidandosi però con Margherita.
In paese si sparge la voce del fratello strano di Mia, “quello che non parla”. Anche Mia ne subisce le conseguenze venendo isolata dai compagni di scuola.
Nel frattempo, il loro rapporto si fa sempre più profondo: nelle notti di temporale Fede si rifugia nel letto di Mia e i due dormono abbracciati. Un bacio fugace nel giardino segna per Mia la scoperta di emozioni nuove e sconosciute: è il suo primo incontro con l'amore.
Una sera, proprio mentre fuori c'è il temporale, il papà di Mia irrompe nella stanza e porta via con forza Fede, per sempre. Si scoprirà che Fede ha commesso qualcosa di grave e pericoloso, in un altro tempo e in un altro luogo e per questo viene allontanato.
Per Mia inizia un'agonia profonda: cresce con il bisogno di ritrovarlo, combattuta tra il desiderio di rivederlo e il dubbio che sia giusto farlo. Con il supporto di Margherita e l'aiuto di persone inaspettate, intraprende un percorso difficile, mentre sviluppa una forma di afefobia, una condizione che le provoca sofferenza al contatto fisico con gli altri — la “fefe”, come la chiama lei.
Il romanzo segue Mia negli anni mentre cerca di elaborare il trauma, comprendere il passato e riconciliarsi con le proprie emozioni. È un percorso di crescita, memoria e ricerca della verità, in cui emerge come ogni cuore abbia il proprio tempo per guarire ed amare.
È un libro che mi ha catturato e commosso, molto delicato. Leggerlo significa condividere la sofferenza di Mia, accompagnarla nel suo percorso e vederla crescere fino all'età adulta.
Non avevo ancora letto nulla di questo autore ma il suo stile mi ha colpito molto e consiglio questa lettura.
La vita di Mia cambia quando la famiglia accoglie in affido Fede, un ragazzo di un anno più grande di lei, segnato da traumi profondi legati alla guerra, che lo hanno portato a chiudersi in un silenzio totale.
Tra Mia e Fede nasce un legame intensissimo fatto di silenzi, sguardi e piccoli gesti. La loro intesa è così forte che non necessità di parole anche se Mia è determinata ad aiutarlo a parlare e a insegnargli l'italiano. Le prova tutte, con un'instancabile determinazione, finché Fede riprende a parlare pronunciando stentatamente qualche parola. Mia vorrebbe raccontarlo ai suoi genitori ma Fede non vuole e la prega di non farlo. Seppure con grande fatica, Mia rispetta la sua richiesta, confidandosi però con Margherita.
In paese si sparge la voce del fratello strano di Mia, “quello che non parla”. Anche Mia ne subisce le conseguenze venendo isolata dai compagni di scuola.
Nel frattempo, il loro rapporto si fa sempre più profondo: nelle notti di temporale Fede si rifugia nel letto di Mia e i due dormono abbracciati. Un bacio fugace nel giardino segna per Mia la scoperta di emozioni nuove e sconosciute: è il suo primo incontro con l'amore.
Una sera, proprio mentre fuori c'è il temporale, il papà di Mia irrompe nella stanza e porta via con forza Fede, per sempre. Si scoprirà che Fede ha commesso qualcosa di grave e pericoloso, in un altro tempo e in un altro luogo e per questo viene allontanato.
Per Mia inizia un'agonia profonda: cresce con il bisogno di ritrovarlo, combattuta tra il desiderio di rivederlo e il dubbio che sia giusto farlo. Con il supporto di Margherita e l'aiuto di persone inaspettate, intraprende un percorso difficile, mentre sviluppa una forma di afefobia, una condizione che le provoca sofferenza al contatto fisico con gli altri — la “fefe”, come la chiama lei.
Il romanzo segue Mia negli anni mentre cerca di elaborare il trauma, comprendere il passato e riconciliarsi con le proprie emozioni. È un percorso di crescita, memoria e ricerca della verità, in cui emerge come ogni cuore abbia il proprio tempo per guarire ed amare.
È un libro che mi ha catturato e commosso, molto delicato. Leggerlo significa condividere la sofferenza di Mia, accompagnarla nel suo percorso e vederla crescere fino all'età adulta.
Non avevo ancora letto nulla di questo autore ma il suo stile mi ha colpito molto e consiglio questa lettura.
Il collegio
Autore: Tana French
Autore: Tana French
Nel prestigioso collegio femminile St. Kilda, vicino a Dublino, un anno prima è stato trovato morto Chris Harper, studente del vicino istituto maschile. Il caso sembra ormai irrisolto, finché Holly Mackey , una delle studentesse presenti all'epoca dei fatti , consegna al detective Stephen Moran una fotografia della vittima con la scritta: “Io so chi l'ha ucciso”.
Per Moran, giovane investigatore dei Casi Irrisolti desideroso di entrare nella Omicidi, questa è l'occasione della vita. L'indagine viene riaperta e Moran viene affiancato alla detective Antoinette Conway, collega brillante ma difficile da gestire, che aveva seguito il caso l'anno precedente.
I due tornano all'interno del collegio, immergendosi nelle dinamiche complesse delle adolescenti che lo abitano.
La storia si concentra soprattutto su due gruppi di ragazze: da una parte le studentesse popolari e dominanti, dall'altra un gruppo più introverso e misterioso. Attraverso interrogatori, ricordi e tensioni psicologiche, emergono gelosie, ossessioni, manipolazioni e rituali di appartenenza.
Più che sulla scoperta dell'assassino, che pur resta il tema centrale della vicenda, il romanzo si focalizza sui rapporti di potere tra adolescenti, sulla costruzione dell'identità e sulla violenza emotiva nascosta sotto la superficie del privilegio sociale. L'indagine diventa così un viaggio nella psicologia dei personaggi, dove ogni relazione sembra ambigua e ogni verità incompleta.
Siamo di fronte ad un thriller molto diverso dal classico giallo investigativo. La narrazione non punta tanto sull'azione o sui colpi di scena continui, ma sull'atmosfera, sulla tensione psicologica e sull'analisi delle dinamiche di gruppo.
L'ambiente del collegio, chiuso, elitario, quasi claustrofobico, è il punto di forza del romanzo, una sorta di “contenitore” dentro al quale le amicizie adolescenziali si trasformano in qualcosa di inquietante e feroce. Sono infatti queste relazioni il vero centro narrativo, più importante persino dell'omicidio.
Non facili neanche le dinamiche tra i detective, una coppia non rodata composta da un Moran ambizioso ma umano ed una Conway dura e disillusa. Il loro rapporto contrastato dà equilibrio alla storia e aggiunge profondità alla componente investigativa.
Si tratta di un libro molto lungo, forse eccessivamente se si considera che in oltre 600 pagine narra una vicenda (quella del piano narrativo attuale) che si svolge all'interno di una sola giornata. Certo una parte significativa è rappresentata dai flashback e dal piano narrativo precedente ma, pur sempre, si tratta di un romanzo lungo che potrebbe deludere qualche lettore.
Nel complesso, Il collegio è un thriller psicologico sofisticato, adatto a chi ama le storie introspettive e i personaggi complessi più che i gialli tradizionali basati soltanto sulla suspense. Come già detto, non è un romanzo “veloce”, ma un'indagine lenta e stratificata sulle relazioni umane, sul potere del gruppo e sulle fragilità dell'adolescenza.
Con le premesse di cui sopra mi sento di consigliare questa lettura.
Per Moran, giovane investigatore dei Casi Irrisolti desideroso di entrare nella Omicidi, questa è l'occasione della vita. L'indagine viene riaperta e Moran viene affiancato alla detective Antoinette Conway, collega brillante ma difficile da gestire, che aveva seguito il caso l'anno precedente.
I due tornano all'interno del collegio, immergendosi nelle dinamiche complesse delle adolescenti che lo abitano.
La storia si concentra soprattutto su due gruppi di ragazze: da una parte le studentesse popolari e dominanti, dall'altra un gruppo più introverso e misterioso. Attraverso interrogatori, ricordi e tensioni psicologiche, emergono gelosie, ossessioni, manipolazioni e rituali di appartenenza.
Più che sulla scoperta dell'assassino, che pur resta il tema centrale della vicenda, il romanzo si focalizza sui rapporti di potere tra adolescenti, sulla costruzione dell'identità e sulla violenza emotiva nascosta sotto la superficie del privilegio sociale. L'indagine diventa così un viaggio nella psicologia dei personaggi, dove ogni relazione sembra ambigua e ogni verità incompleta.
Siamo di fronte ad un thriller molto diverso dal classico giallo investigativo. La narrazione non punta tanto sull'azione o sui colpi di scena continui, ma sull'atmosfera, sulla tensione psicologica e sull'analisi delle dinamiche di gruppo.
L'ambiente del collegio, chiuso, elitario, quasi claustrofobico, è il punto di forza del romanzo, una sorta di “contenitore” dentro al quale le amicizie adolescenziali si trasformano in qualcosa di inquietante e feroce. Sono infatti queste relazioni il vero centro narrativo, più importante persino dell'omicidio.
Non facili neanche le dinamiche tra i detective, una coppia non rodata composta da un Moran ambizioso ma umano ed una Conway dura e disillusa. Il loro rapporto contrastato dà equilibrio alla storia e aggiunge profondità alla componente investigativa.
Si tratta di un libro molto lungo, forse eccessivamente se si considera che in oltre 600 pagine narra una vicenda (quella del piano narrativo attuale) che si svolge all'interno di una sola giornata. Certo una parte significativa è rappresentata dai flashback e dal piano narrativo precedente ma, pur sempre, si tratta di un romanzo lungo che potrebbe deludere qualche lettore.
Nel complesso, Il collegio è un thriller psicologico sofisticato, adatto a chi ama le storie introspettive e i personaggi complessi più che i gialli tradizionali basati soltanto sulla suspense. Come già detto, non è un romanzo “veloce”, ma un'indagine lenta e stratificata sulle relazioni umane, sul potere del gruppo e sulle fragilità dell'adolescenza.
Con le premesse di cui sopra mi sento di consigliare questa lettura.
La vita a volte capita
Autore: Lorenzo Marone
Autore: Lorenzo Marone
Cesare Annunziata è un anziano pensionato vedovo che vive nel suo appartamento al Vomero, a Napoli. È un uomo profondamente disilluso: ha sempre avuto un carattere egoista e opportunista, e guarda alla propria vita con un misto di lucidità e amarezza. Non si racconta come un “buono”, anzi, riconosce di aver spesso scelto la strada più facile, evitando responsabilità e sacrifici.
Siamo ad agosto in una città deserta e le sue giornate sono scandite da abitudini ripetitive e rassicuranti: le chiacchiere con i vicini, le uscite nel quartiere, il rapporto non sempre semplice con i figli, Sveva e Dante, ormai adulti e distanti.
A tenergli compagnia, in questa afosa estate, c'è Batman, il cagnolino della figlia che gli viene affidato in custodia per il periodo di vacanze della sua padrona. Batman si rivelerà una inaspettata piacevole compagnia.
Il romanzo è caratterizzato da continui ritorni al passato. Cesare ripercorre episodi significativi della sua esistenza: il matrimonio, i tradimenti, le scelte sbagliate, le occasioni mancate. Non c'è autoassoluzione: il suo sguardo è spesso spietato verso sé stesso. Questo lavoro di memoria costruisce una sorta di bilancio esistenziale, in cui emerge chiaramente il filo conduttore della sua vita: una tendenza a sottrarsi, a non esporsi davvero nei rapporti affettivi.
La monotonia della routine di Cesare, costituita da estenuanti partite a scacchi con il suo vicino e amico Marino e saltuari incontri con la dirimpettaia Eleonora, amante dei gatti, viene interrotta dall'incontro con Iris, una giovane ragazza che vive una situazione personale complessa e fragile. Iris appare fin da subito inquieta, sfuggente, portatrice di un disagio profondo che non viene spiegato immediatamente ma che si intuisce essere profondo.
Tra Cesare e Iris nasce un rapporto inizialmente casuale, quasi accidentale. Lui, coerente con il suo carattere, prova a mantenere le distanze, ma progressivamente si lascia coinvolgere. In Iris rivede, in parte, le proprie mancanze: ciò che non ha dato ai figli, ciò che non ha saputo essere. Senza grandi dichiarazioni, comincia a prendersi cura di lei, offrendo una presenza discreta ma costante.
Questo legame rappresenta il vero motore del cambiamento. Non si tratta di una trasformazione improvvisa o radicale: Cesare resta ironico, spesso cinico, e non perde la sua voce disincantata. Tuttavia, qualcosa si incrina nella sua visione del mondo. Per la prima volta, agisce non per convenienza o abitudine, ma per un autentico interesse verso un'altra persona.
Nel frattempo, anche gli altri rapporti della sua vita subiscono piccoli spostamenti: con i figli, con fatica, prova ad avvicinarsi in modo più sincero, con i vicini, le relazioni, pur nella loro quotidianità, assumono un valore più profondo e con il proprio passato; passa da una semplice constatazione dei fallimenti a una forma di accettazione più matura.
Il romanzo procede quindi su due binari intrecciati: il presente, segnato dall'incontro con Iris e dalle sue conseguenze e il passato, che viene progressivamente riletto alla luce di ciò che Cesare sta vivendo ora.
Nella parte finale, il percorso del protagonista arriva a una sorta di punto di svolta interiore. Non c'è una redenzione totale né una “riscrittura” della sua vita: il passato resta quello che è. Ma Cesare acquisisce una consapevolezza nuova: anche dopo una vita fatta di errori, esiste ancora uno spazio per agire diversamente.
Ed è proprio questo il senso ultimo del romanzo: la vita non segue un percorso lineare né giusto, ma continua a offrire occasioni, spesso inattese e fuori tempo massimo. Sta all'individuo decidere se ignorarle, come ha fatto per gran parte della sua esistenza, oppure accoglierle.
È una lettura che ti scuote. Il personaggio rappresentato da Cesare non è perfetto e per questo tragicamente reale. Si impossessa di te e ti spinge a riflettere sull'importanza del tempo, quello speso e quello che rimane e, più in generale, sul senso della vita.
Quando il tempo che rimane non è molto viene spontaneo fare un bilancio ma non bisogna dimenticare che non è mai troppo tardi per dare un significato alla propria vita perché la vita a volte capita quando meno te lo aspetti.
Siamo ad agosto in una città deserta e le sue giornate sono scandite da abitudini ripetitive e rassicuranti: le chiacchiere con i vicini, le uscite nel quartiere, il rapporto non sempre semplice con i figli, Sveva e Dante, ormai adulti e distanti.
A tenergli compagnia, in questa afosa estate, c'è Batman, il cagnolino della figlia che gli viene affidato in custodia per il periodo di vacanze della sua padrona. Batman si rivelerà una inaspettata piacevole compagnia.
Il romanzo è caratterizzato da continui ritorni al passato. Cesare ripercorre episodi significativi della sua esistenza: il matrimonio, i tradimenti, le scelte sbagliate, le occasioni mancate. Non c'è autoassoluzione: il suo sguardo è spesso spietato verso sé stesso. Questo lavoro di memoria costruisce una sorta di bilancio esistenziale, in cui emerge chiaramente il filo conduttore della sua vita: una tendenza a sottrarsi, a non esporsi davvero nei rapporti affettivi.
La monotonia della routine di Cesare, costituita da estenuanti partite a scacchi con il suo vicino e amico Marino e saltuari incontri con la dirimpettaia Eleonora, amante dei gatti, viene interrotta dall'incontro con Iris, una giovane ragazza che vive una situazione personale complessa e fragile. Iris appare fin da subito inquieta, sfuggente, portatrice di un disagio profondo che non viene spiegato immediatamente ma che si intuisce essere profondo.
Tra Cesare e Iris nasce un rapporto inizialmente casuale, quasi accidentale. Lui, coerente con il suo carattere, prova a mantenere le distanze, ma progressivamente si lascia coinvolgere. In Iris rivede, in parte, le proprie mancanze: ciò che non ha dato ai figli, ciò che non ha saputo essere. Senza grandi dichiarazioni, comincia a prendersi cura di lei, offrendo una presenza discreta ma costante.
Questo legame rappresenta il vero motore del cambiamento. Non si tratta di una trasformazione improvvisa o radicale: Cesare resta ironico, spesso cinico, e non perde la sua voce disincantata. Tuttavia, qualcosa si incrina nella sua visione del mondo. Per la prima volta, agisce non per convenienza o abitudine, ma per un autentico interesse verso un'altra persona.
Nel frattempo, anche gli altri rapporti della sua vita subiscono piccoli spostamenti: con i figli, con fatica, prova ad avvicinarsi in modo più sincero, con i vicini, le relazioni, pur nella loro quotidianità, assumono un valore più profondo e con il proprio passato; passa da una semplice constatazione dei fallimenti a una forma di accettazione più matura.
Il romanzo procede quindi su due binari intrecciati: il presente, segnato dall'incontro con Iris e dalle sue conseguenze e il passato, che viene progressivamente riletto alla luce di ciò che Cesare sta vivendo ora.
Nella parte finale, il percorso del protagonista arriva a una sorta di punto di svolta interiore. Non c'è una redenzione totale né una “riscrittura” della sua vita: il passato resta quello che è. Ma Cesare acquisisce una consapevolezza nuova: anche dopo una vita fatta di errori, esiste ancora uno spazio per agire diversamente.
Ed è proprio questo il senso ultimo del romanzo: la vita non segue un percorso lineare né giusto, ma continua a offrire occasioni, spesso inattese e fuori tempo massimo. Sta all'individuo decidere se ignorarle, come ha fatto per gran parte della sua esistenza, oppure accoglierle.
È una lettura che ti scuote. Il personaggio rappresentato da Cesare non è perfetto e per questo tragicamente reale. Si impossessa di te e ti spinge a riflettere sull'importanza del tempo, quello speso e quello che rimane e, più in generale, sul senso della vita.
Quando il tempo che rimane non è molto viene spontaneo fare un bilancio ma non bisogna dimenticare che non è mai troppo tardi per dare un significato alla propria vita perché la vita a volte capita quando meno te lo aspetti.
La casa del sonno
Autore: Jonathan Coe
Autore: Jonathan Coe
Ultimamente sto comprando libri scegliendo un po' a caso tra le offerte che mi vengono proposte da una libreria online. Devo dire che sto rimanendo impressionato dai libri che via via scopro, come mi è capitato con questo. Mentre leggevo e, soprattutto, arrivato alla fine, ho avuto la conferma di avere nelle mani un capolavoro di narrativa contemporanea.
Il romanzo è strutturato come un puzzle raffinato dove il tema centrale è il sonno (o la sua mancanza) inteso come metafora della vita, dell'identità e dell'incomunicabilità.
La narrazione si divide su due piani temporali che si intrecciano costantemente:
Inoltre, nel libro sono presenti diversi protagonisti, ognuno con le sue caratteristiche e la propria visione del tema sonno. Difficile dire chi sia il reale protagonista, ognuno sembra avere una sua funzione specifica:
"La casa del sonno" è un libro sulla perdita. Perdita di tempo, perdita di sogni e, soprattutto, perdita di sé stessi nel tentativo di piacere agli altri o di adattarsi a un mondo che non ci capisce.
È un'opera che richiede attenzione, ma che ripaga il lettore con un finale potente e una malinconia che resta addosso per giorni.
Quando si arriva alla fine si scopre una cosa che meriterebbe una rilettura del libro stesso alla luce della scoperta per poter così apprezzare ancora di più la maestria dell'autore.
Come dicevo, non è un libro facile da leggere, ma credo proprio che valga la pena leggerlo e magari rileggerlo.
Il romanzo è strutturato come un puzzle raffinato dove il tema centrale è il sonno (o la sua mancanza) inteso come metafora della vita, dell'identità e dell'incomunicabilità.
La narrazione si divide su due piani temporali che si intrecciano costantemente:
- Anni '80, quando un gruppo di studenti universitari vivono ad Ashdown in una residenza studentesca isolata su una scogliera.
- Anni '90 (dodici anni dopo) , quando Ashdown è diventata una clinica specialistica per la cura dei disturbi del sonno, diretta dal sinistro e ossessivo Dr. Gregory Dudden.
Inoltre, nel libro sono presenti diversi protagonisti, ognuno con le sue caratteristiche e la propria visione del tema sonno. Difficile dire chi sia il reale protagonista, ognuno sembra avere una sua funzione specifica:
- Sarah: Una ragazza che soffre di narcolessia con allucinazioni ipnagogiche. Per lei il confine tra sogno e realtà è così sottile da non riuscire a distinguere ciò che è accaduto davvero da ciò che ha sognato. Per lei il sonno è confusione e dolore. Se guardiamo alla struttura del romanzo Sarah è la protagonista centrale.
- Robert: Un ragazzo timido e romantico, perdutamente innamorato di Sarah, che scrive poesie e lettere che lei spesso confonde con i suoi sogni. Per lui il sonno è il luogo del desiderio e della trasformazione. Robert per certi versi è il protagonista vero della storia.
- Gregory: L'allora fidanzato di Sarah, un uomo freddo e razionale che vede il sonno come una perdita di tempo, una "malattia" da estirpare per massimizzare la produttività. Per lui il sonno è un nemico da sconfiggere. Gregory è l'antagonista di Robert ma ha una funzione importante perché rappresenta l'intera ambientazione del romanzo. È lui, infatti, il titolare della clinica del sonno.
- Terry: Un cinefilo pigro che passa la vita dormendo (anche 14 ore al giorno) o guardando film oscuri. Per lui il sonno è un rifugio dal mondo. Terry è il personaggio filtro.
"La casa del sonno" è un libro sulla perdita. Perdita di tempo, perdita di sogni e, soprattutto, perdita di sé stessi nel tentativo di piacere agli altri o di adattarsi a un mondo che non ci capisce.
È un'opera che richiede attenzione, ma che ripaga il lettore con un finale potente e una malinconia che resta addosso per giorni.
Quando si arriva alla fine si scopre una cosa che meriterebbe una rilettura del libro stesso alla luce della scoperta per poter così apprezzare ancora di più la maestria dell'autore.
Come dicevo, non è un libro facile da leggere, ma credo proprio che valga la pena leggerlo e magari rileggerlo.







A Francesca comincia ad andare stretto il ruolo a cui lei, donna in una società fascista, è destinata e guarda con ammirazione ed incanto un'altra ragazzina, Maddalena, che tutti in città chiamano "la Malnata".
Maddalena è il suo opposto: vive nei quartieri poveri lungo il fiume Lambro, gira scalza, ha i capelli corti tagliati male, le ginocchia sempre sbucciate e uno sguardo fiero e ribelle. Su di lei pesa una terribile superstizione: la gente del paese è convinta che porti sfortuna e che sia responsabile di diverse disgrazie, tra cui la morte del fratellino.
Nonostante i divieti della madre (il padre sembra meno convinto), Francesca decide di seguire Maddalena e, dopo un inizio diffidente, le due stringono un'amicizia clandestina, profonda e viscerale. Maddalena introduce Francesca a una vita selvaggia e libera lungo le sponde del Lambro, insegnandole a non avere paura e a rifiutare le regole soffocanti imposte alle donne dalla società e dalla morale fascista.
La trama subisce un'accelerazione quando le due ragazze entrano in conflitto con le prepotenze maschili del paese, incarnate dai giovani fascisti locali e, in particolare, da un uomo potente e viscido che abusa della sua posizione.
Un tragico evento di violenza costringerà le due amiche a compiere una scelta estrema. Francesca e Maddalena dovranno fare fronte comune, proteggersi a vicenda e mentire agli adulti per salvarsi, trasformando la loro amicizia in un patto di sangue e di ribellione contro l'intera comunità.
La Malnata è il romanzo d'esordio di Beatrice Salvioni che ha riscosso ampio successo in Italia e all'estero grazie alla forza della sua scrittura e alla potenza dei temi trattati. La sua scrittura è asciutta ma densa di odori, sapori e sensazioni fisiche. Il fiume Lambro non è solo uno sfondo, ma un personaggio pulsante, fatto di fango, acqua fredda e segreti. La Malnata è un personaggio magnetico, che resta impresso nella mente del lettore che commuove tanto per la sua determinazione e coraggio quanto per la sua fragilità.
Il libro mostra con spietata lucidità come il regime fascista e la mentalità patriarcale dell'epoca camminassero di pari passo, schiacciando la libertà delle donne e marchiando come maledette quelle che non si piegavano alle regole.
È un romanzo potente e doloroso, una storia graffiante da cui non esci indenne. Si legge molto velocemente e lo consiglio.